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Mostre e Pubblicazioni

La storia di Aldo Tura non è custodita soltanto negli oggetti che portano il suo nome, ma anche nelle esposizioni, nei cataloghi e nelle pubblicazioni che, nel corso di oltre settant’anni, ne hanno riconosciuto il valore e contribuito a definirne il posto nella cultura del progetto.

Questa sezione ricostruisce la fortuna critica e museale di Aldo Tura attraverso mostre storiche, esposizioni internazionali, libri, cataloghi, riviste e documenti d’epoca.

Un percorso che prende avvio nel 1950 con Italy at Work: Her Renaissance in Design Today, manifestazione fondamentale per l’affermazione del design italiano negli Stati Uniti, e arriva fino a Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today, la grande mostra del Vitra Design Museum che, quasi settant’anni dopo, ha riletto l’opera di Tura all’interno del dialogo tra i grandi del design e il Surrealismo.

Due esposizioni lontane nel tempo, ma unite dalla capacità di cogliere la natura più autentica del suo lavoro: da una parte l’eccellenza dell’artigianato italiano del dopoguerra, dall’altra un universo visionario nel quale materia, funzione, ironia e immaginazione si fondono. In entrambe, Aldo Tura emerge come una figura difficilmente riconducibile a una singola corrente: un autore indipendente, capace di trasformare il mobile e l’oggetto quotidiano in una presenza narrativa, sorprendente e profondamente personale.

Brooklin Museum, NY - 1950

Italy at Work: Her Renaissance in Design Today

Nel 1950, mentre l’Italia si preparava a conquistare un ruolo centrale nella cultura internazionale del progetto, il Brooklyn Museum inaugurava Italy at Work: Her Renaissance in Design Today. La mostra, aperta a New York il 30 novembre 1950, presentava centinaia di opere realizzate da oltre 150 artigiani, designer e manifatture italiane, comprendendo mobili, ceramiche, vetri, tessuti, metalli, gioielli e prodotti industriali. Dopo la prima tappa al Brooklyn Museum, l’esposizione attraversò gli Stati Uniti raggiungendo complessivamente dodici importanti sedi museali.

Non fu soltanto una rassegna di arti decorative, ma uno degli eventi che contribuirono maggiormente a costruire, presso il pubblico americano, l’immagine moderna del design italiano: una cultura nella quale l’innovazione non cancellava la tradizione, ma nasceva dalla continuità tra invenzione artistica, competenza manuale e profonda conoscenza dei materiali.

Il Brooklyn Museum la considera ancora oggi un momento decisivo per la diffusione e il riconoscimento del design italiano negli Stati Uniti; al termine del tour, più di duecento opere confluirono nelle collezioni del museo.

Nel vasto panorama creativo riunito da Italy at Work, Aldo Tura non figurava come una presenza isolata, ma accanto ad alcuni dei maggiori protagonisti dell’arte, dell’architettura e del design italiano del Novecento. La selezione comprendeva, tra gli altri, Gio Ponti, Carlo Mollino, Piero Fornasetti, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Paolo De Poli, Guido Gambone, Fabrizio Clerici, Luigi Cosenza, Roberto Menghi, Afro Basaldella, Aligi Sassu e Agenore Fabbri, insieme a prestigiose manifatture quali Venini, Richard-Ginori, Barovier & Toso e Fontana Arte. La presenza di Tura all’interno di un contesto di tale rilievo testimonia come, già nel 1950, la sua ricerca fosse considerata parte integrante della nuova identità del design italiano e degna di essere presentata al pubblico internazionale insieme alle esperienze più innovative del suo tempo.

La partecipazione di Aldo Tura collocava il suo lavoro nel cuore di questa rinascita.

Le sue creazioni testimoniavano una via alternativa tanto al razionalismo più rigoroso quanto alla produzione industriale seriale: oggetti preziosi e spesso irripetibili, nei quali la lavorazione artigianale, la ricercatezza delle superfici e la libertà delle forme davano vita a una modernità sofisticata e profondamente italiana.

  • Brooklyn Museum, New York (30 novembre 1950 – 31 gennaio 1951)

  • Art Institute of Chicago, Chicago (1951)​

  • M.H. de Young Memorial Museum, San Francisco (1951)​

  • Portland Art Museum, Portland (1951)​

  • Minneapolis Institute of Arts, Minneapolis (1951–1952)​

  • Museum of Fine Arts, Houston (1952)​

  • City Art Museum of St. Louis, St. Louis (1952)​

  • Toledo Museum of Art, Toledo (1952)​

  • Albright Art Gallery, Buffalo (1952–1953)​

  • Carnegie Institute, Pittsburgh (1953)​

  • Baltimore Museum of Art, Baltimora (1953)​

     • Museum of Art / Rhode Island School of Design, Providence (1953)

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An Exhibit from Italy -BY Betty Pepis 1950

New York Times

Il 26 novembre 1950, pochi giorni prima dell’inaugurazione di Italy at Work al Brooklyn Museum, il New York Times Magazine pubblicò l’articolo “An Exhibit from Italy”, firmato da Betty Pepis. Nel presentare al pubblico americano i protagonisti della nuova creatività italiana, l’autrice citò espressamente Aldo Tura tra i nomi di maggiore rilievo della mostra. Un riconoscimento particolarmente significativo, che dimostra come Tura fosse già considerato dalla stampa internazionale dell’epoca una delle figure di punta del design e dell’alto artigianato italiano del dopoguerra.

Vitra Design Museum, 2019

Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today

Quasi settant’anni dopo Italy at Work, l’opera di Aldo Tura è tornata al centro di una grande narrazione museale internazionale con Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today, prodotta dal Vitra Design Museum e inaugurata a Weil am Rhein nel settembre 2019.

La mostra ha analizzato per la prima volta in maniera organica il dialogo sviluppatosi durante un intero secolo tra il Surrealismo e il design. Dipinti, sculture, mobili, oggetti, fotografie, moda e grafica sono stati accostati per mostrare come il sogno, l’irrazionale, l’ambiguità e la trasformazione dell’oggetto quotidiano abbiano liberato il progetto moderno dai limiti di un funzionalismo puramente razionale.

Tra artisti e designer come Salvador Dalí, René Magritte, Marcel Duchamp, Man Ray, Meret Oppenheim, Carlo Mollino, Achille Castiglioni ed Ettore Sottsass, figurava anche Aldo Tura, esposto con La pipa, il celebre cocktail table o mobile bar realizzato intorno al 1960 e oggi parte della collezione del Vitra Design Museum.

La presenza di Tura nell’elenco ufficiale degli autori della mostra ne conferma l’inserimento all’interno di una delle più significative riflessioni museali contemporanee sul rapporto tra arte e design.

Con la sua forma ingigantita e volutamente spiazzante, La pipa trasforma un oggetto familiare in qualcosa di inatteso.

Non si limita a evocare l’immaginario di René Magritte, ma mette in discussione la stessa identità dell’oggetto: sembra una pipa, ma è in realtà un mobile bar, un contenitore e una scultura domestica. Il catalogo del Design Museum ne sottolinea l’eccezionale lavorazione artigianale, la forma irriverente e la coerenza con gli altri progetti esagerati e immaginifici di Tura.

In quest’opera si manifesta pienamente la libertà del designer: l’utilità convive con l’umorismo, il lusso dei materiali con la provocazione visiva, la perizia artigianale con una fantasia quasi onirica. Objects of Desire restituisce così Aldo Tura non soltanto come maestro delle superfici e degli arredi in pergamena, ma come uno degli interpreti più originali di quella zona fertile e ambigua nella quale il design smette di limitarsi alla funzione e diventa desiderio, racconto e meraviglia.

  • Weil am Rhein (Germania): Dal 28 settembre 2019 al 19 gennaio 2020 presso il Vitra Design Museum.

  • Barcellona (Spagna): Dal 27 febbraio al 27 settembre 2020 presso il CaixaForum Barcelona (con chiusura temporanea e prolungamento causa pandemia).

  • Madrid (Spagna): Dal 9 luglio 2020 al 21 marzo 2021 presso il CaixaForum Madrid.

  • Siviglia (Spagna): Dal 24 novembre 2020 al 21 marzo 2021 presso il CaixaForum Sevilla.

  • Palma di Maiorca (Spagna): Dal 14 aprile al 15 agosto 2021 presso il CaixaForum Palma.

  • Bloomfield Hills (Stati Uniti): Dal 12 novembre 2021 al 13 marzo 2022 presso il Cranbrook Art Museum.

  • Londra (Regno Unito): Dal 14 ottobre 2022 al 19 febbraio 2023 presso il Design Museum. 

The Enigma of Aldo Tura - by Troy Seidman 2016

Modern Magazine

Nel giugno 2016, la rivista internazionale MODERN Magazine dedicò ad Aldo Tura l’approfondimento “The Enigma of Aldo Tura”, firmato da Troy Seidman. L’articolo presenta Tura come una delle personalità più originali e, al tempo stesso, ingiustamente sottovalutate del design italiano del Novecento, spesso esclusa dalle narrazioni tradizionali sul modernismo milanese. Seidman ne evidenzia l’inconfondibile ricerca sui rivestimenti in pelle di capra laccata, la sontuosità delle finiture, l’altissimo livello artigianale e la difficoltà di ricondurne l’opera ai rigidi canoni modernisti, accostandone la libertà decorativa a quella di Piero Fornasetti.

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